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Opera | Concerto

VENERDÌ, 10 GIUGNO 2011

OPERA

I due Figaro
o sia Il soggetto di una commedia
, 10 giugno, 19.30, Haus für Mozart

SABATO, 11 GIUGNO 2011

CONCERTO

Un’Accademia Napoletana, 11 giugno, 11.00, Mozarteum
Aci, Galatea e Polifemo, 11 giugno, 19.30, Haus für Mozart

DOMENICA, 12 GIUGNO 2011

OPERA

I due Figaro
o sia Il soggetto di una commedia
, 12 giugno, 19.30, Haus für Mozart

CONCERTO

Concerti grossi , 12 giugno, 11.00, Mozarteum

LUNEDÌ, 13 GIUGNO 2011

CONCERTO

Requiem c-Moll, 13 giugno, 11.00, Felsenreitschule

PROGRAMMA PENTECOSTE 2011

Pentecoste 2011 a Salisburgo
con Riccardo Muti

 

PROGRAMA ESTATE 2010

 

 

Da Napoli al futuro
Mercadante e Cherubini come finale

Per la quinta e ultima volta nel 2011 la Scuola napoletana caratterizzerà il programma del Festival di Pentecoste di Salisburgo. «Quello che facciamo ha sempre a che vedere con la Scuola napoletana e ha inoltre un punto di contatto con Vienna. Oggi si dimentica spesso che nel Settecento, ma anche in seguito, Vienna e Napoli erano strettamente connesse». Lo ha ricordato ancora una volta Riccardo Muti, riferendosi alle premesse storiche del suo progetto per Salisburgo «Napoli – Metropoli della memoria», concepito inizialmente per un triennio e alla fine prolungato a cinque anni.
Per l’ultima tappa del suo viaggio musicale il Maestro Muti, tanto nel caso dell’opera quanto della musica sacra, che tradizionalmente conclude il Festival di Pentecoste, ha scelto musiche di compositori «che provengono sì dalla Scuola napoletana, ma che tuttavia vanno già in direzione di Donizetti, Bellini e persino del giovane Verdi»; si tratta del melodramma buffo I due Figaro di Saverio Mercadante e del Requiem in do minore di Luigi Cherubini.

«Mercadante è una componente essenziale di questo ponte che va dalla tradizione napoletana verso il futuro», come spiega Muti per indicare l’importanza per la storia della musica di Mercadante, un compositore nato nel 1795 in Puglia e che ebbe successo nei principali teatri d’opera italiani, ma anche al Kärntnertortheater di Vienna, in Spagna e in Portogallo, e a cui Rossini commissionò un’opera per il Théâtre Italien di Parigi di cui era il direttore. Dal 1840 fino alla morte, avvenuta nel 1870, Mercadante fu inoltre direttore del conservatorio di Napoli.
I manoscritti de I due Figaro sono conservati a Madrid e a Napoli. Muti descrive l’opera come «una composizione non esclusivamente comica», nella quale compaiono gli stessi personaggi de Le nozze di Figaro di Mozart. Il titolo dell’opera, il cui libretto è stato scritto da Felice Romani, è dato dal fatto che Cherubino compare qui con il nome di Figaro. Dal punto di vista stilistico Mercadante si rifà a Rossini; tuttavia la partitura è pervasa anche da movimenti di danza spagnoli, come il bolero e il fandango, che preludono agli sviluppi futuri della musica iberica, ad esempio a Manuel de Falla.

«La sua musica scaturisce dal suo animo. Non c’è una sola nota che sia stata scritta solo per impressionare qualcuno», dice Riccardo Muti di Luigi Cherubini. «Per Beethoven era il più grande compositore del tempo, mentre Schumann era dell’opinione che se avesse dovuto dirigere un Requiem avrebbe scelto senz’altro quello in do minore di Cherubini». Il suo collega Adolphe Adam chiamò Cherubini il «Palestrina dell’Ottocento», non da ultimo per via di quella «Messe des morts» scritta per celebrare l’anniversario dell’uccisione di Luigi XVI ed eseguita nel 1817 nella cattedrale di Saint-Denis nei pressi di Parigi.
Per varie ragioni il Requiem in do minore costituisce un finale napoletano. Da un lato l’evoluzione stilistica di Cherubini, nato a Firenze e morto a Parigi, sarebbe inconcepibile senza l’influenza della Scuola napoletana. Dall’altro Riccardo Muti fa parte di quei direttori d’orchestra che si sentono particolarmente legati alla musica di questo compositore. E non da ultimo l’orchestra giovanile intitolata a Luigi Cherubini e fondata da Muti ha eseguito sin dall’inizio una buona parte delle opere e dei concerti di questi Festival di Pentecoste caratterizzati dalla presenza di musiche napoletane.

Walter Dobner

 

ESSAY PENTECOSTE 2011

Una grande epoca dell’opera italiana

La morte dell’ultimo grande compositore operistico italiano del XVIII secolo Domenico Cimarosa nel 1801 segnò la fine di un’epoca. Le vecchie strutture sociali feudali, che erano già state messe in crisi dalla Rivoluzione francese, furono definitivamente travolte dal ciclone Napoleone che imperversava in tutta Europa, e nuovi stati territoriali, sorti sotto la dominazione francese, mutarono in modo permanente la coscienza dei popoli. Le potenze del Congresso di Vienna dopo la disfatta e l’esilio di Napoleone cercarono di far girare nuovamente in senso opposto la ruota della storia, ma non riuscirono tuttavia a contenere i nuovi movimenti nazionali. Anche l’Italia, che era stata per secoli in balia delle grandi potenze europee, iniziò a spianarsi la strada verso l’unità nazionale.
La dominazione francese aveva portato al paese leggi moderne e nuove influenze culturali, ma sotto il peso economico delle guerre napoleoniche condusse anche alla scomparsa del vecchio ceto intellettuale. Anche l’opera italiana, quale luogo di aggregazione sociale e popolare mezzo d’intrattenimento, non poté sottrarsi a tali rivolgimenti. Le leggi teatrali sul modello francese portarono a Napoli rappresentazioni che cercavano di affermare generi operistici in voga a Parigi. Inoltre, l’impiego dei castrati venne definitivamente messo al bando così che Giambattista Velluti fu l’ultimo esponente del suo genere e una tipologia di interpreti che aveva dominato la scena operistica per due secoli appartenne definitivamente al passato. Cionondimeno l’arte vocale dei castrati continuò a sopravvivere inizialmente nello stile dei primi del diciannovesimo secolo, che è comunemente (ma un po’ erroneamente) conosciuto come epoca del «belcanto». Solo verso la metà del secolo, quando l’ideale vocale dominante si andava progressivamente identificando con un’intonazione più intensa e romantico-drammatica, la vocalità e l’arte dell’improvvisazione dei castrati caddero progressivamente in oblio.
Con Gioachino Rossini (1792–1868) comparve nuovamente sulla scena operistica un italiano che seppe riallacciarsi sulla scorta di Cimarosa ai giorni gloriosi dell’opera italiana. Il suo primo grande successo, La pietra del paragone (1812, Teatro alla Scala di Milano) fu per il compositore un trampolino di lancio per una carriera nel corso della quale, grazie ai travolgenti ritmi e ai brillanti virtuosismi delle sue opere, mandò in visibilio l’intera Europa. Quando nel 1829, ancora nel pieno della sua maturità, si ritirò dalla carriera attiva di compositore d’opere, l’Italia aveva già trovato in Gaetano Donizetti (1797–1848) e Vincenzo Bellini (1801–1835) due altri compositori di rango europeo. Nell’opera Il pirata (Milano 1827) Bellini era riuscito a creare un nuovo genere operistico che passò alla storia come «melodramma romantico». Nello stesso tempo si offrivano all’opera italiana nuovi soggetti, soprattutto temi della letteratura contemporanea francese e inglese, e le vecchie strutture drammaturgiche non più adeguate ai tempi vennero sostituite con delle nuove. Il modello scenico dell’opera seria del XVIII secolo composto di «recitativo ed aria» cedette il passo a un modello più complesso che offriva più spazio a una rappresentazione diversificata delle passioni. Tale modello, noto come «scena ed aria», creò una nuova base per l’opera a numeri di stampo italiano. Inoltre i confini tra aria ed ensemble divennero più fluidi, le scene corali di forte impatto musicale e scenico guadagnarono in spazio e le scene introduttive e finali, sull’esempio della prassi già messa in atto dall’opera buffa prima del torno del secolo, acquisirono più importanza.

Felice Romani (1788–1865) fu il più importante librettista di quell’epoca piena di speranze per la storia dell’opera e autore di un vasto numero di libretti di successo che vennero musicati da tutti i più celebri compositori del suo tempo. Egli scrisse non solo il testo de Il pirata di Vincenzo Bellini, ma anche de L’elisir d’amore (1831) e Lucrezia Borgia (1833) di Gaetano Donizetti. Frutto della sua penna è anche il libretto per l’opera di Saverio Mercadante I due Figaro che sarà in programma nel 2011 per Pentecoste a Salisburgo.
Il compositore Saverio Mercadante nacque nel 1795 ad Altamura, in Puglia, e appartiene dunque alla generazione di Gaetano Donizetti. Benché già al suo tempo fosse considerato celebre e una grande autorità in campo musicale, egli è oggi ormai conosciuto solo dagli specialisti. Pregiudizievole per la sua fama postuma fu probabilmente il fatto che la sua carriera iniziò sulla scia di un onnipotente Rossini, e che dovette misurarsi con la popolarità di un Vincenzo Bellini e altresì vedersi esposto in età avanzata alla concorrenza di un altro grande talento dell’opera, Giuseppe Verdi. Malgrado ciò, Saverio Mercadante rappresenta, non solo grazie alla sua versatilità, uno dei più importanti compositori italiani del XIX secolo.
Formatosi a Napoli, già nel 1819 riscosse al Teatro San Carlo il suo primo grande successo come compositore lirico. Pochi anni dopo si impose anche all’attenzione internazionale: su iniziativa dell’impresario Domenico Barbaja, allora direttore del Kärntnertortheater, si recò a Vienna nel 1824, riscuotendo tuttavia poco successo. Il linguaggio musicale d’impronta fortemente napoletana delle sue opere serie venne accostato alle grandi conquiste di Rossini e definito dai critici viennesi «arretrato». Questo appunto indusse Mercadante ad orientarsi con maggior forza verso Vincenzo Bellini e al suo melodramma romantico, un passo decisivo per l’evoluzione futura del suo stile personale con conseguenze di ampia portata.
Mercadante si rivolse all’opera buffa a intervalli più lunghi fino alla fine degli anni Trenta dell’Ottocento. Il suo melodramma buffo I due Figaro, su libretto di Romani tratto da una commedia che a sua volta si rifaceva a motivi di Beaumarchais, vide la sua prima assoluta nel 1835 a Madrid e dimostra con chiarezza che le opere buffe di Rossini non furono le ultime della ricca storia di un genere. I due Figaro di Mercadante è un’interessante riscoperta che consente di gettare uno sguardo nuovo in una grande epoca dell’opera italiana.

Daniel Brandenburg

 

 

 

 

 

 

SALZBURGER FESTSPIELE 2010

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